Pagine

Prevedibili imprevisti e improbabili previsioni

(disclaimer: questa non è una marchetta)

Ma con la caviglia come fai? mi chiedevano i vecchi compagni della mia vita precedente quando hanno saputo di 'sta cosa che mi ero dato al podismo, che loro, i miei ex compagni di squadra di quando ero dedito ad altri sport, loro mi vedevano che sacramentavo prima di ogni partita dietro a un tutore con le stecche di ferro ché altrimenti la caviglia destra si ribaltava solo a guardarla. Tre anni sono stato fermo per quella caviglia lì.
Eh, la caviglia va bene, ho risposto io per oltre un anno. Niente tutore. Nessun problema. 
Poi, a inizio dicembre 2013, i primi (prevedibili) segnali: l'umidità surreale di un autunno che altro che mezza stagione, doppia sarebbe il caso di dire quest'anno, l'umidità ha iniziato a scavare tra le mie manifestazioni artrosiche sul versante tibioastragalico; i due legamenti ancora interi si sono infiammati e per simpatia pure il tendine d'Achille. La caviglia ha perso stabilità e il ginocchio ha preso a lavorare il doppio: infiammazione della bandelletta ileo-tibiale. Primo stop di 10 giorni a inizio febbraio, apparentemente risolutivo. Per la bandelletta, almeno. A inizio marzo, la caviglia mi si gira due volte nel corso della stessa uscita. Una settimana di stop. L'altro ieri, altro episodio della stessa serie.
Ai problemi fisici si sono aggiunti quelli della quotidianità, col back-to-back sabato/domenica pressoché impossibile perché la mamma è in ospedale da 3 mesi e il weekend è l'unico momento in cui mi è possibile farle visita. 
In buona sostanza, avrei voluto correre almeno 60 chilometri la settimana (e lo so che già quelli non è che sian proprio tanti), ma non sono arrivato a una media di 35 in quattro mesi. Solo un paio di volte sono andato oltre i 50.



Con queste premesse, affrontare la MCM 2014 con l'obiettivo di chiudere sotto le 3 ore e 30 minuti è solo un modo per farsi del gran male.
Ma c'è un ma.
C'è che ho capito che le gambe sì, senza le gambe non vai da nessuna parte. Ma dal Km 30 in poi non sono le gambe a fare la differenza, contano le energie. Questione di chimica. Glicogeno, Maltodestrine, indice glicemico. E io che non volevo buttar giù gli integratori ché pensavo che bastasse la mela magica, io mi son ricreduto. Ho comprato un barattolo di Enervit G e mi sono accorto che fa tutta la differenza del mondo: il lunghissimo da 38 Km di un paio di settimane fa l'ho chiuso con l'ultimo chilometro a 4'40". L'unica volta che ero arrivato a fare 38 Km, alla Maratona di Firenze cioè, il Km 38 l'ho percorso in 6'13". E le gambe stavano molto bene.
Insomma, tra le calorie che assumerò tramite Enervit G (circa 450 in due litri d'acqua) e i pastiglioni di Enervit GT Sport che mangerò lungo il percorso, come minimo riuscirò a reintegrare 500 calorie. Se a questo aggiungi che Milano non è Firenze e non ci sono i ponti che m'hanno ucciso nel finale, che non ci sono le stradine che per superare chi va più lento devi farti lo sterrato o i marciapiedi, che al contrario correrò col pacemaker, con Stefano e Aldo e magari Giorgio se ci troviamo nella gabbia, col Coach e Guido che verranno a darmi una mano verso il finale, sommando tutto questo, io parto convinto di farcela in 3 ore e 30 minuti.
Se non ce la farò, sarà mica la fine del mondo, no?
Ci riproverò.
Forse.

Nessun commento:

Posta un commento