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E' la bandelletta ileo-tibiale, baby

La sindrome della bandelletta ileo-tibiale (ITB) può essere considerata, sostanzialmente, una sindrome da sovraccarico, le cui cause possono essere fatte risalire al concorso di fattori predisponenti e di condizioni di tipo sportivo.
I fattori predisponenti sono generalmente di natura anatomica, tra questi ricordiamo il varismo del ginocchio (celo), il varismo della tibia (celo), la prominenza dell'epicondilo femorale laterale (?), la dismetria degli arti inferiori (manca) e il piede tendente alla pronazione (celo); le principali condizioni di tipo sportivo che, unite ai sopracitati fattori, sono causa dei ripetuti microtraumi che alla fine scatenano il processo infiammatorio, sono la corsa su fondo inclinato o irregolare (idroscalo), un chilometraggio eccessivo (io non penso, ma qualcuno lo sostiene con forza), una brusca modifica in eccesso dei carichi allenanti o la scelta di lunghi circuiti che presentano un'eccessiva alternanza di salite e discese (ripetute in salita) o, ancora, gli allenamenti per la forza esplosiva particolarmente intensi. Fonte

Ecco, sto così.
Fermo.
In compenso, il 6 aprile è sempre più vicino.

La prima Maratona è come la prima scopata...

(segue da qui, e senza star troppo a ravanare sui motivi che mi hanno spinto ad avere aspettative così ignoranti per quanto improbabili, questa è la considerazione che più di ogni altra mi sento di condividere a freddo, dopo oltre un mese da quel giorno)

La prima Maratona è come la prima scopata: non importa se bella o brutta, l'unica cosa che conta è aver scopato. Il tempo per le belle scopate arriverà. E il tempo per delle Maratone come le sogni mentre ti ammazzi tra ripetute e lunghi lenti, pure.
Peccato io l'abbia realizzato tardi, tardi al punto da rovinarmela, la mia prima Maratona. E così è, maledetta l'approssimazione di Gabriella e con lei la formula di Riegel, non posso tornare indietro.
Tu, però, se non hai mai corso una Maratona e ti appresti a farlo, tu sei avvisato: tutte le facce che vuoi, ma non quella con cui io ho tagliato il traguardo. Nessun obiettivo, se non quello di godere per aver fatto, per la prima volta, qualcosa che, oggettivamente, va oltre i limiti fisici di fisici normali come i nostri di noi umili - quando non ci mettiamo in testa idee strane - amatori.

30a Maratona di Firenze - Col muso contro il Muro

Partenza
(parto da qui perché tutto quello che è successo prima non è granché interessante. Le foto, a parte l'ultima, sono decontestualizzate dalla narrazione.)

I primi cedimenti arrivano con sorprendente puntualità all'altezza del Muro, nei pressi del Km 30: tolgo il pilota automatico, inizio a correre con la testa. Guido ogni passo, sento ogni appoggio. Per circa 6 Km ho energie mentali a sufficienza per spronarmi, per dirmi che è ancora possibile.


Al cartello col 36, guardo il cronometro e capisco che 20 secondi di vantaggio rispetto alla tabella di marcia non possono essere sufficienti. La voce di Davide Autelitano inizia a sussurrarmi che va tutto bene va tutto bene, segno che devo cominciare ad abituarmi alla fine (la canzone è qui ma ascoltala dopo ché altrimenti perdi il filo).
Alzo gli occhi, mi obbligo a farlo per distogliermi dalla mia sofferenza, ma vedo gente che cammina in modo del tutto innaturale. Podisti sdraiati per terra a implorare l'aiuto di chi sta dall'altra parte della transenna. Uomini che piangono. Capisco di essere entrato in un territorio che immaginavo sì duro, ma non fino a questo punto. Il pubblico legge il mio nome sul pettorale e mi esorta a non mollare, faccio il possibile per non fermarmi.

Km 19
Mi rassegno, cammino per qualche decina di metri. M'illudo che possa essermi utile per riprendere le forze. Barcollo. Riprendo a correre, mosso esclusivamente dall'orgoglio. Capisco presto, però, che quello è solo un modo per prendermi in giro, perché quello non è correre. Quello non è più correre. Correre è altro. Sono ormai oltre i 7 minuti per chilometro. Neanche quando correvo con le scarpe del Decathlon andavo così piano. Negli ultimi 2 Km vengo superato da 800 esseri umani di ogni sesso forma colore e nazionalità. Mi sento umiliato. Mi sento additato come l'Etereo Figuro di turno e mi sento di meritarlo (dell'Etereo figuro si parla anche qui e qui).

Arrivo
Al cartello col 42, il senso della decenza mi spinge a fingere di correre gli ultimi 200 metri. Vedo i podisti davanti a me tagliare il traguardo con le braccia al cielo, gli occhi mi si riempiono di lacrime. Mi commuovo per loro, non per me: perché io, le braccia al cielo, non le alzo. So di non avere nulla da festeggiare. Taglio il traguardo e d'istinto cerco un posto non troppo in vista dove riprendere contatto con la realtà: mi sento un animale spaventato che ha bisogno di un luogo protetto. Una tana in cui tremare senza la paura di poter essere attaccato. Noto un gazebo dell'organizzazione e un piccolo corridoio delimitato da una transenna. Mi c'infilo, mi siedo, mi stringo la testa tra le gambe. Tranquillo, Lofa, è finita. E' tutto finito. Alzo gli occhi, non so dire dopo quanto, e mi trovo di fianco un uomo appoggiato alla stessa transenna. Ci guardiamo senza il bisogno di dire nulla. E' tutto chiaro. Tutto molto chiaro. Mi alzo, abbozziamo due parole con poco senso.
A prescindere da come possa essere andata, ora è finita.

Sono partito con un obiettivo: chiuderla in 3 ore 30 minuti. Pensavo fosse nelle mie corde. Il real time, al traguardo, ha detto 3 ore e 45. 15 minuti in più di quello che speravo.
L'appuntamento col Muro, se continuerò a essere testardo come so di essere e nonostante le parole del Coach, che sono certo non me ne vorrà perché sa come sono fatto e da persona intelligente non ha la pretesa di cambiarmi, è per la Maratona di Milano, il 6 Aprile 2014. Quel giorno partirò con una consapevolezza diversa. Con gambe più abituate al Far West degli ultimi 12 Km. Con un'alimentazione più adatta allo sforzo che mi sarà richiesto. E, se effettivamente sarà così, forse, ce la farò: di errori ne ho fatti tanti, in questi mesi, ma penso di meritarmelo. E la soddisfazione di vedermi davvero felice la meritano pure i famigliari e gli amici che mi sono stati molto vicini in questi mesi. E di cui non elenco i nomi perché non sono Maria De Filippi e questo blog non è C'è posta per te. Loro già sanno.

(continua)



Foto e video: Monica Cappato

Gli ultimi 42,195. I primi 42,195.

4 paia di scarpe.
134457 calorie bruciate.
150 ore tra allenamenti e gare.
1730 chilometri percorsi: ora ne mancano solo 42,195. 
Gli ultimi 42,195 di un percorso iniziato un anno fa, i primi 42,195 da correre d'un sol fiato.

Domattina, io e Monica saliamo su un treno con destinazione Firenze, torneremo domenica sera. Nel mentre ci saranno dei tweet su https://twitter.com/PodistiAnonimi, foto, video e la mia prima maratona. Obiettivo: correrla entro le 3 ore e 30 minuti. Arrivare al traguardo e, come Fidippide, annunciare la lieta novella. Possibilmente senza fare la sua fine.

Come un lupo nella notte, Lofa!


Lo scherzo

Avevo appena finito di dire al Mauri che oggi corro per la testa, per vedere se riesco davvero a fare quello che sento di avere nelle gambe. 
Cioè?, mi fa il Mauri, cioè oggi voglio fare il tempo sulla Mezza, rispondo io. Con qualche piccolo accorgimento: faccio partire il GPS dopo circa un paio di chilometri (di riscaldamento) e cerco di stare quanto più possibile in piano. Il tempo dovrebbe venir fuori.
La Gabriella, fin qui compagna fedele di centinaia e centinaia di chilometri, deve aver sentito la nostra conversazione e, per ricambiare la stima che ho sempre dimostrato nei suoi confronti, specie su questo blog, ha provato a metterci qualcosa di suo. Ha barato, insomma, a fin di bene ma ha barato. L'ha fatto però in un modo talmente palese da non essere credibile. Mi ha colorato la pelle di nero come un Kalenji, che non è proprio la cosa di cui ho bisogno. Stai attenta, Gabri, che a Firenze non ti ci porto se fai così.
In soldoni: Runkeeper oggi mi ha tradito. Ha sovrastimato in maniera totalmente inverosimile i primi 9 chilometri della mia corsa, togliendomi la soddisfazione di poter raccontare agli amici che oggi, finalmente, sono andato sotto l'ora e 35 minuti. Perché, a giudicare dagli ultimi 12, in cui il riscontro era corretto, e aggiungendo che oggi ho corso in modalità splendide sensazioni tendenti all'abbagliante, oggi avrei fatto un tempone. Mi devo accontentare delle sensazioni, che comunque non è poca roba. Il resto arriverà in un'altra occasione. Magari sabato prossimo, se ne avrò voglia.


33a Carate tra il verde e l'antico (e il quesito della Susy)

Dall'attimo in cui sono riuscito a intravvedere il tendone dove fare l'iscrizione, da quel momento mi sono sentito crescere dentro un no enorme, di quelli con tante o, un no con tante o che dici e pensi, le o, intendo, ma non le scrivi, tutte quelle o, perché la lingua ha le sue regole e il correttore ortografico è un baluardo che merita consenso. E poi me lo immagino, all'ultima o di quel no enorme sarà seguito un madonna e qualcos'altro. Magari l'ho pure qualificata con un aggettivo forte, la madonna. Forse, addirittura, ne ho usato più d'uno. Ma questo non lo ricordo con precisione. Ricordo bene, questo eccome se lo ricordo, che in quel momento mi son tornate in mente le parole di Aldo Atomik Flea, ché lui me l'aveva detto che ci sarebbero state moltissime persone a Carate e che era il caso di andare al Maxisport a fare l'iscrizione il giorno prima. Ma io al Maxisport più vicino, quello di Lissone, vicino solo, si fa per dire, 27 Km da casa, io fino a lì non c'avevo mica voglia di andare, il sabato prima. E quindi ho scelto di svegliarmi molto presto, il giorno della corsa, e incrociare le dita.
Alla fine ha funzionato, ché la gente davanti al tendone per l'iscrizione era sì tanta, ma lì a chiacchierare o in altro affaccendata. Però la visione di quell'orda di podisti dall'alto della collinetta e la paura di dover passare troppo tempo in coda con la carogna dell'Aldo sulla spalla a ricordarmi che te l'avevo detto io, quel paciugo di brutte sensazioni m'ha rovinato un momento bello. Perché poco prima di arrivare al tendone mi son sentito preso per un braccio, mi son girato e un tizio mi ha detto ciao. Anch'io gli ho detto ciao, che pure nel dubbio un ciao non sono solito rifiutarlo. Ma il mio ciao era di quelli che capisci subito che qualcosa non ti torna. Lui, evidentemente sveglio il giusto per capire, mi dice che mi conosce e, sulla scorta del mio sguardo tra il basito e l'interrogativo, continua. Mi dice che lui mi conosce, però, in effetti, noi non ci conosciamo.
Lui mi conosce però (in effetti) noi non ci conosciamo. Questa è roba da quesito della Susy.
Sì, non ci conosciamo, continua, ma ti vedo sempre correre al Forlanini. Vero? Cazzo, vero, penso io. E cosa ci fai, qui? (a oltre 30 chilometri dal Forlanini), rispondo. Io ci abito, qui, dice il podista brianzolo. E tu, anche tu abiti da queste parti? No, io abito dalle parti del Forlanini. Balbetto qualcosa che suona tipo ma scusa, tu abiti qui (a 30 Km di distanza) e alle 6 del mattino, che è ancora buio e non ci sono in giro manco le nutrie, alle 6 vai a correre al Forlanini? Lui mi toglie dall'imbarazzo dicendo che lavora lì vicino e che corre prima di iniziare il turno. Mito assoluto, penso.
Continuo ad avere negli occhi l'immagine della marea di gente che immagino davanti a me nella coda e lo rimando a più tardi, lungo il percorso. Oppure, alla peggio, al Forlanini. Lo liquido, insomma. E me dispiaccio terribilmente. La paura fa fare grandi errori, errori che spero di poter arrangiare già alla prossima uscita. Con una spilletta o con qualche chilometro insieme.

La corsa: bella, con qualche tratto del percorso à la Jackass e condito con discese sui sassi bagnati dei boschi della Brianza e salite su gradini alti fino a metà tibia che non puoi far altro che camminare. Arrancare. Bella, da fare attenzione alle caviglie, ma bella. Nel vero spirito della Tapasciata. Arricchita da musicisti che suonavano lungo il percorso e dagli innumerevoli Over 70 per i quali la mia stima sarà sempre massima anche se, spesso, nei passaggi più complessi, tipo ponticelli senza balaustre o binari con fango da una parte e pure dall'altra, son lì in mezzo ai piedi che ti devi fermare per non travolgerli. Io li amo quei vecchi lì. Vorrei essere come loro, alla loro età, vorrei avere ancora la loro stessa passione per la corsa e la forza nelle gambe per alimentarla. Non scherzo.

E poi, vero motivo che mi ha spinto fin lassù quando potevo tapasciare comodamente a Peschiera de dre al castel, Aldo e Daniele. Aldo è amico di vita, Daniele un suo compagno di scuderia con il quale abbiamo corso insieme (insieme si fa per dire, già che quando decide di correre non lo vedi più) l'edizione 2013 della Stradesio. Grazie perlopiù ad Aldo, non abbiamo smesso un solo attimo di parlare, neanche quando la salita tirava forte: ci siamo rodati col tema corsa e, passando per l'elenco dei nomi di paesi al participio passato (Carate non per ultimo) di cui è piena la Lombardia, siamo arrivati fino a vette inimmaginabili (per una gara podistica) quali le stock option e articoli assortiti della Costituzione. Di figa non s'è parlato. Ed è davvero strano quando c'è di mezzo l'Aldo.

La Kirghisia, infine. Per qualcuno, specie il nostro amico (comune a me e Aldo) Omar, la Kirghisia è stata un sogno a occhi aperti. Il sogno nobile di un mondo migliore, dove... in ogni settore, pubblico e privato, non si lavora più di tre ore al giorno, a pieno stipendio, con la riserva di un'eventuale ora di straordinario. Le rimanenti 20 o 21 ore della giornata vengono dedicate al sonno, al cibo, alla creatività, all'amore, alla vita, a se stessi, ai propri figli e ai propri simili..." (prima lettera dalla Kirghisia).
Io non so se un giorno smetterò di essere un podista anonimo, libero, non tesserato. Nel caso, tra le primissime opzioni, non importa se le Tartarughe della Kirghisia sono di base a decine di chilometri da casa mia, io, dovendo scegliere un gruppo sportivo, probabilmente sceglierò quello. Sicuramente, vestirei con orgoglio quella maglia. Condividendo, magari anche con Omar, una volta un atleta e domani chissà, un sogno che non si realizzerà mai. Un sogno che, in ragione di questo, sarà per sempre.

E' la mia volta!

13/10/2013 La prima non si scorda mai!


Dopo un anno di preparazione tra alti e bassi, finalmente arriva il 13 ottobre! Ad 1 anno esatto dall'incontro con Ale e il 100% Run. Io ero il tipico esempio di corsetta 'una tantum', non più di 5-6 km velocità (?) bradipo, giusto per mettere a posto la coscienza dopo mangiate epocali! Si perché, piccola piccola, ma nel mio stomaco ci entra di tutto. Nel marzo 2012, decido di dare una svolta alla mia vita sportiva e affronto il running, dopo anni di sola acqua (istruttore nuoto). Affascinata dal concetto minimalista, riesco a farmi regalare un paio di Vibram 5 finger - Bikila. La sensazione è bellissima nell'indossarle (niente più dolori alle mie ginocchia valghe, scompaiono anche quelli ai flessori della coscia sull'anca!), ma nonostante le 'istruzioni d'uso' faccio un passaggio veloce (20gg, davvero poco), forte del fatto che correndo brevi tratti, sarà mica un problema! Sprovveduta e falsamente ingenua!!! Ho iniziato a transitare da momenti superdinamici, a settimane bloccata per traumi al dorso del piede, metatarsiti, distorsioni... fino al completo indebolimento e parziale cedimento della volta plantare. A settembre 2012, in uno dei numerosi fermi, vengo indirizzata al 100% Run, Asd della storica 100 Torri Pavia (che solo per titoli, fa figo anche solo nominarla). Durante l'estate precedente, esaltata comunque dalle mie 5F, avevo raggiunto una distanza di 16-18 km, ma ad una velocità inquietante. In realtà era un trascinarsi dal 13mo, considerando poi che il mio passo medio era 6.10-6.15!!!Medio!! Rabbrividiamo. Ma soprattutto avevo la netta sensazione di non riuscire ad incrementare la distanza. Ci voleva una guida! Vado ad incontrare Alessandro Preda, l'allenatore... dove? Ovviamente al campo di atletica (Coni) di Pavia. Già solo l'idea mi spaventava: un allenatore, su una pista... potevo ancora rinunciare. Poi mi sono detta 'vado solo a vedere'. 
Insieme a Mirella (anche lei piena di buone intenzioni, come il lunedì dell'inizio dieta...), Ale ci accoglie, tra i ragazzi che stavano finendo di allenarsi. Guardavo loro e ovviamente cercavo di confrontare lo stato di forma, tempi (la mia era 'velocità statica'), umori. Un po' tanto in down osservavo, mentre riportavano le loro sensazioni... man mano si accorgevano di noi, salutavano e la domanda era 'nuove?'. Poi nel notare la nostra aria preoccupata, iniziavano ad arrivare 'ci siamo passati tutti, tranquille!', 'dai è solo questione d'iniziare!' Il tutto non mi sembrava più così lontano, anzi l'atmosfera invogliava a provarci. Ale per tutto l'inverno oltre a fornirmi allenamenti mirati, era sempre lì a supportare e ridimensionare le innumerevoli delusioni su tempi, allenamenti inconcludenti, le tanto odiate ripetute successivamente amate... la mia prima mezza doveva essere la Stramilano 2013. Avevo la media dei 30km la settimana, con lunghezza max 18km. Uscita con qualsiasi condizione atmosferica per tutto l'inverno, potevo farcela! A due settimane dalla gara, sindrome del piriforme! non riuscivo ad appoggiare il piede. Un dolore mai provato a livello sacrale, irradiato a tutto il gluteo... fino all'ultimo ho tentato disperatamente, ma niente, invano... sono implosa... un inverno intero a prepararmi, per poi dover abbandonare... lo sconforto aveva preso il sopravvento. Dopo un mese di fermo, comincio ad uscire di nuovo, e l'Ale sempre lì a sostenermi, tra interpretazioni e snocciolamenti sull'incapacità del gestire le sconfitte... riparto e con Ale fissiamo nuovamente una gara, 13 ottobre Carpi- Maratona D'Italia - la mezza! di nuovo si ricomincia. Durante l'estate un lento mantenimento, troooooppo caldo! Anche alle 5 del mattino! A Settembre 2013 mi si stravolge la logistica quotidiana. Ad aprile avevo partecipato alla selezione per entrare a Podologia in Svizzera e magia di tutte le magie, passo la selezione! Il 2 settembre inizio le lezioni. Per le prime due settimane riesco ad allenarmi regolarmente, dalla terza in poi, disastro... inizio la vita da frontaliera fino a data da destinarsi... tempo non ne ho. Tranne la domenica, dove posso farmi il lungo, il resto della settimana è impossibile. Ma la mia mente malata partorisce la soluzione. Scendo a Sesto San Giovanni e corro a piedi verso casa a Milano (più o meno metà via Padova). Così ho almeno due allenamenti infra settimanali... Ci sono riuscita per due settimane prima della gara! E qui inizia domenica 13 ottobre 2013! Partenza da Pavia ore 6, bisogna essere a Carpi per le 8. Tutto sotto controllo: ritiro pettorale, zompo sulla navetta e griglia di partenza da Maranello alle 9.30. Certooooooo... vero! manco un decimo! Arriviamo per le 8.10 azz, davanti al punto navetta c'è già un folto gruppo di atleti incazzati... nessuna navetta. Vado da un gruppetto di organizzatori che mi dice 'non puoi più ritirare il pettorale'. La calma viene sostituita dallo sconforto e disperazione in tempo zero. Guardo Carlo, amico accompagnatore, super-marito della Dani, nonché sostenitore delle mie improbabili imprese... Tra le lacrime 'non posso correre! ' Mi informano che i pettorali erano da ritirare a Maranello il giorno prima. Mostro le istruzioni scaricate dove indicavano anche Carpi il giorno della gara. Così presi da un senso di colpa, mandano Cris (o Elena) a prendere i pettorali, che comunque sono a Carpi (???????). Intanto gli atleti iniziano ad insultare i responsabili presenti; la navetta non si vede... e nemmeno il mio pettorale, ma le 8.30 si! Ci vogliono almeno 40' per Maranello. La gente è al limite. Arriva un piccolo pullman ma la metà resta giù; assicurano che dietro ce n'è un altro. Ma nel frattempo arriva il mio pettorale! Nessun pacco gara, chi se ne frega! Applico il pettorale togliendo felpa e tutto l'inutile. Cambio le v5f bikila, indosso quelle più sensibili, le Sheeya. Cazzarola (beeeeeep) ci sono 8°... neanche alle 5 del mattino a Milano ci sono 8°!!!!! Intanto le mie v5f iniziano ad incuriosire i presenti, distraendoli. Inizio con l'indottrinamento barefooting (per me un credo!) e nel frattempo arriva il pullman. Tutti su e si parte 8.45... la gente comincia ad incitare il Cocchiere, il quale avendo destinazione Maranello, è già come fosse in fase di test Ferrari. Il timore assai fondato è per tutti, che non si farà in tempo a lasciar giù le borse ed essere sulla griglia in 5'... 'cocchiere vaaaaaii'. Gli insulti all'organizzazione sono oramai al limite, ma riusciamo ad essere a Maranello alle 9.25. Se non fosse che... la polizia locale aveva già chiuso il tracciato, noooooooo!!!!!! Gli skaters erano già partiti. Impossibile! Io alla mia prima Mezza, ero già stanca e in down ancora prima di essere in gara. Ma quanto mancherà alla griglia? ? Cocchiere 'Naaaaaaa, 200mt girando a sinistra'; quindi tutti di corsa con zaini, borse ed accessori... ma sarebbe stato troppo bello... la griglia era a 800mt!!! Tra il ridere, lo sconforto e l'incazzo, corriamo come disperati. Arriviamo sulla griglia alle 9.34, ma sono tutti lì ad aspettarci! Lancio delle borse sui camion e via. Sono sulla griglia cazzo!!!! È la mia ora!!! E cominciano a farmi foto alle scarpe...!! Sono troppo felice, a tratti il pensiero fulmineo è '21... sicura??' ma lo rimuovo in tempo 0!!! Start! Partiti! Il tempo di sfoltire la griglia e iniziamo a correre. Abituata a correre sola, tutte quelle persone era come se m'intralciassero e ahimè comincio a scattare in avanti... sigh... il mio pensiero era 'dai però, questi sono dei fermoni! Pensavo di essere messa peggio...' illusa, principiante e sboronaaaaa!!!!!! I primi 5 km vanno via lisci, continuo a lasciarmi dietro gente, ma poco conta. Transito dal ristoro afferrando al volo una bottiglia e proseguo non curante. Mi accodo ad un gruppone a fatica... fatico ad andare così piano, ma continuo a ripetermi 'devi andare piano' sapendo che non sarei riuscita a mantenere un passo elevato per tutta la gara, resisto per un po', tanto da arrivare al 10mo. Oramai ho perso il conto di tutte le persone che mi domandano 'ma come ti trovi con quelle scarpe? ma le articolazioni? le ginocchia?' con sorrisi e tutta la convinzione possibile, cerco di convincere in pochi secondi i curiosi. Un signore, un atleta, mi ha colpito. Il classico over 60, podista da una vita, altissimo, arriva da dietro silenzioso, mi affianca, e sostenendomi da un braccio, mi dice ' ti ho visto arrivando da dietro, l'appoggio è molto buono, lascia parlare tutti e continua! sei coraggiosa! brava!'... e scivola via con una falcata da stambecco...!!! Passo dal ristoro e anche qui prendo una bottiglia al volo senza fermarmi. Qui inizia il susseguirsi di errori (come se non ne avessi fatti prima): mi stacco dal gruppo per un paio di km, forse 3 e inizio a sentire che devo, devo, rallentare. Sento l'esigenza di qualcuno che mi faccia da rabbit. Il gruppone è ancora dietro, decido di rallentare ulteriormente e aspettarlo. La sensazione dell'imballarsi è brutta, ma io iniziavo a sentire l'affaticamento, quindi mi lascio andare. 15km ristoro, il gruppo sta arrivando e si dispongono per il beveraggio. Mi devo fermare, devo per poter bere di più (non riesco a bere decentemente correndo!). Mi fermo, prendo una bottiglia e inizio a bere, poco alla volta e intanto arriva il gruppo... non si fermano, afferrano le bottiglie e passano... fanno i 42!!... mi aggrego! Credo di aver assistito/vissuto una tipica esperienza mistica, con l'apparizione di tutti i Santi, anche quelli non riconosciuti dalla Santa Sede, seguiti dalle diverse apparizioni di tutte le varia Madonne, comprese quelle piangenti, rincorse dai soliti nanetti da giardino, con espressione indicante 'tanto fa finta'... a quel punto ho pensato 'se vedo la luce bianca in fondo, resisto fino a che non mi vedo dall'alto!'. Dopo i tre km più lunghi della mia vita (era il 18mo), ho dovuto lasciar andare il gruppo e rallentare brutalmente. Un dolore assurdo mi aveva preso i glutei, volevo semplicemente morire, ma continuavo a correre piano, non mollavo! Mi si affianca un tizio, che non dice niente... corriamo in sofferenza, ma ha il mio passo! Siamo a Modena, deve esserci il punto spugnaggi... io non avevo la spugna e nemmeno il mio socio, quindi nel passare, senza fermarci, ci buttiamo acqua su viso e le uniche parole furono 'acqua...'. Al 20mo ci deve essere il ristoro, deve... ad un certo punto, nel pieno della sofferenza, il percorso si addentra nel centro della città, benedetti ciotoli... ora il mio passo oltre che lento sembrava quello di Willie il Coyote, quando in cima al dirupo, rimane in bilico sull'alluce, per non precipitare... con la differenza che io compivo questa danza per passare da un ciotolo all'altro!!!! Ci obbligano al passaggio in un ingresso molto ampio... una musica di una banda... nooooooo!!!! Siamo magicamente all'interno dell'accademia di Modena, passiamo in mezzo al cortile e... PICCHETTO D'ONORE CON I CADETTI da entrambi i lati che applaudono al nostro passaggio... pelle d'oca!!!! Impagabile, tutta la fatica valeva solo questo! Ancora inebriata dall'emozione, siamo fuori... la fatica si riaffaccia più prepotente di prima, ma questa volta vedo il ristoro! Acqua!!!! Io e il mio socio ci buttiamo sulle bottiglie. Bevo e intanto penso 'manca 1km... dai cazzo!' però questa volta le mie gambe non ne vogliono sapere di ripartire... per un attimo accarezzo l'idea del 'ritiro'... poi mi sento una mano sul gomito che mi sollecita 'dai forza, dobbiamo andare'... il mio socio... aveva già ripreso, e con uno sforzo assurdo ricomincio a correre... non c'era più un appoggio che non mi facesse male a livello dei glutei... e considerando pure il mio 2do giorno di ciclo, non ne avevo davvero più... entriamo in un vialone e alla fine vediamo il gonfiabile dell'arrivo 21.100 ... dai che ci siamo... il mio socio si ferma e dice 'basta...' e da dove mi sia uscita non lo so 'dai non ti fermare! andiamo piano ma non ti fermare!'... ha imprecato e ha ripreso... ogni falcata, un dolore ma a quel gonfiabile ci siamo arrivati!!!! Passato il traguardo un veloce sguardo con il mio socio, di un enorme grazie! E poi un susseguirsi di emozioni, euforia, commozione... la prima telefonata a Carlo 'arrivata! Zompo sulla prima navetta!' La seconda all'Ale...'ce l'ho fatta! 2.03.15... non avrei mai creduto... visto i pochi km degli ultimi 2 mesi!' e son partita con la lista degli errori e lui 'brava! Sei arrivata! Nella prima bisogna solo arrivare! oggi goditela!'... 2.03.15 c'è da lavorare... ma la medaglia l'ho tenuta tutto il giorno e ad ogni quesito in merito rispondevo 'medaglia medaglia medaglia!!! alla Muttley, per i nostalgici!

Il teorema delle ripetute

Quando vai veloce, vai più veloce di quanto vai lento quando vai lento.

Sudore, fatica e solitudine, ora che la schiena di Guido ha detto basta. Ossigeno sufficiente solo a far muovere le gambe, poca lucidità. Pensieri strampalati, teoremi retti da fondamenta ancora troppo instabili per avere l'autorevolezza del teorico. Ma cose che succedono e forse non per caso, pensieri che mi va di condividere.

Quando vai veloce, vai più veloce di quanto vai lento quando vai lento sta per: quando fai le ripetute, le frazioni veloci le corri più veloci di quanto non siano lente le frazioni lente. E questo perché, con l'allenamento, la capacità di correre veloce aumenta progressivamente, così come l'abitudine a non andare lento più di tanto. Niente di nuovo, lo so, ma non è tutto: c'è di mezzo una componente mentale non indifferente, elemento cardine del discorso.
Quando corri veloce sai che devi dare il meglio di te per un lasso di tempo/spazio circoscritto, finito il quale c'è il recupero. L'orizzonte è sempre piuttosto vicino. Quando recuperi, sfrutti l'abbrivio dato dalla frazione veloce e non fatichi oltremodo a tenere un passo abbastanza sostenuto ma comunque sostenibile.
In questa alternanza di veloce e lento sprechi molte meno energie mentali rispetto a quando decidi di tenere un ritmo tendenzialmente alto in maniera costante. Il tempo medio finale, secondo la mia esperienza - che è l'esperienza di un amatore da 50 Km la settimana iniziato alla passione da meno di un anno - ne beneficia. Fino a che si tratta di percorrenze di medio raggio (mezza maratona), il teorema, per quella che è la mia condizione attuale, ha un senso.

Qui in basso c'è il recap di una sessione di allenamento che, al momento di allacciare le scarpe, prevedeva 6 ripetute da 1 Km e del contorno senza pretese. Ma su suggerimento di Gabriella, si è trasformata, con un allungo finale e senza ricorrere alla mela magica, nel mio tempo migliore sulla distanza.

E' solo un caso?
Oggi penso di no. Domani chissà.

La Mezza di Bucci


Roberto, la chiacchiera pre gara con i due alfieri del Club del Mesdì di cui non ricordo mai il nome, rivedere Laura dopo almeno 10 anni e scoprirla podista (con tanto di gonnella), gli insetti che ho mangiato sputato respirato tossito, gli insetti che hanno mangiato me, la partenza tutti e 950 insieme, AndòCorri che immortala l'ennesima mossa, la banana a un ristoro intermedio e le banane al ristoro finale, i bimbi che ti danno il cinque e i genitori che applaudono, la banda, il desiderio ignorante di un tempo che non è nemmeno il momento di immaginare possibile.

(notare che in questo post, che più che un post pare un elenco di hashtag senza hash ne tag e comunque figlio di una settimana in cui di più al blog non ho potuto proprio dedicare, in questo post, dicevo, non sono andato a capo nemmeno una volta.) 

Marcia del Capercio - Il primo degli ultimi


Primo degli ultimi.
Meglio che secondo
terzo
oppure quarto.
E giù fino al sedicesimo,
l'ultimo degli ultimi.
L'ultimo dei liberi,
i non affiliati ad alcun gruppo sportivo.
Primo degli ultimi,
podisti che non dovrebbero figurare
nella classifica di una gara agonistica,
gocce di sudore invisibile
scese da fronti invisibili
di atleti invisibili
ed evaporate senza lasciar traccia
sul lastricato di Arcidosso.

Ma anche sesto nella mia categoria d'età
su 24 tra invisibili e non.
Cinquantunesimo assoluto su 168 classificati.
Per sbaglio oppure no.

(Lo so che ti stai chiedendo
ma perché vai sempre a capo, Lofa?
e io ovvio che te lo dico perché.
Vado sempre a capo
perché ho appena letto questo libro
di GUIDO CATALANO
e mi son fatto prendere
da un qualcosa che non so cosa
ma che potrebbe sembrare qualcosa che
ha a che fare con l'emulazione.
Forse.
Io preferisco pensare
che è più una giocosa sperimentazione
che emulazione,
al limite una disinteressata marchetta.
Ma non ha nessuna importanza
quello che penso io
o quello che pensi tu.
Questo post è scritto così.

Guido Catalano,
come Montale d'altronde,
è uno che va un sacco a capo.
Anzi,
di se dice
che va a capo a cazzo.
E,
in effetti,
cazzo se va a capo.
A me piace l'idea,
una volta tanto,
di andare a capo a cazzo.
Cazzo se mi piace.
E mi piace anche l'idea
che magari clicchi sul link più in alto,
quello col nome e il cognome in MAIUSCOLO
e impari a conoscerlo,
se già non t'è capitato,
Guido Catalano.
Guarda,
se leggi questa,
è amore a prima vista.
A me è successo così.)

La Marcia del Capercio.
Bella.
Mi son divertito.
Da zero a dieci
mi sono divertito sette.
Sette.
Come i primi sette chilometri,
in cui,
lo so,
ho corso bene.
E' bello quando senti
che stai correndo bene.
Te ne accorgi,
quando corri bene.
Noi Podisti Anonimi
la chiamiamo modalità splendide sensazioni.
Poi la stecca,
la solita stecca del sesto chilometro,
una contrattura che si fa crampo
a uno di quei muscoli della coscia
il cui nome finisce per cipite
ma non ricordo mai
se bi,
tri
o quadri.
Stecca che in questo caso è arrivata al settimo.
Che è stata bella forte,
già che il ritmo era molto alto.
Mi sono spaventato.
Ho pensato di non poter arrivare in fondo.
Ho rallentato,
convinto di recuperare quei dieci metri
che mi separavano per la prima volta
dal gruppo con cui ho corso
quasi tutta la gara.
Ma da dieci,
i metri,
il chilometro dopo,
son diventati venti.

Un chilometro dopo ancora
son diventati trenta.
E all'ultimo chilometro sono diventati troppi.
Ho mollato.
Avrei dovuto stare con loro,
fare uno sforzo,
provarci.
E allora,
forse,
gli ultimi metri
li avrei corsi.
Altro che 6'23” di media
sulla salita finale.


Ma va bene lo stesso.
Sette su dieci.
45'41” per un tutto giù tutto su
a cui non sono proprio abituato.

Un pacco gara strepitoso
(maglia tecnica,
bottiglia di vino con etichetta dell'evento,
mezzo chilo di pasta Barilla,
pacco di biscotti),
e un ristoro tra i più ricchi.

Il Primo degli ultimi.
E un post in cui vado a capo a cazzo.
Certo senza la poetica di Guido Catalano.