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Correre. Ma che razza di spasso sarebbe?!

Ritorno al Futuro - Parte III, Robert Zemeckis, 1990



D'accordo col Many: "I grandi capolavori sono sempre attuali, e questa battuta fa molto più ridere adesso, credo, che un quarto di secolo fa." 

THE BIG COMEBACK: ci riprovo con la mezza, a due anni e un infortunio dall'ultima.



E insomma, lo scorso 31 luglio, inteso come 31 luglio 2013,  Adri mi fa “vieni a fare due tiri a La Loggia stasera?”. Gli ho detto di sì ed è finita che ho dovuto prendere io l’auto, al campetto eravamo quattro gatti e ho passato la notte al pronto soccorso (perché quando hai una distorsione di terzo grado ai legamenti della caviglia, anche se è la terza volta che ti succede, sei pur sempre un codice verde, e quindi aspetti) (e aspetti tanto). 

Le conseguenze: a) vacanze con le stampelle; b) male alla caviglia per mesi, peso del corpo spostato inconsciamente sulla gamba sinistra, cartilagine del ginocchio sinistro che dà problemi, cartilagine del ginocchio destro che quindi decide anch’essa  di dare problemi; c) tanti mesi di tavoletta propriocettiva, cuscinetto, e dal mese di maggio anche parecchio squat (ho scoperto la fitball di decathlon a tredici euri più sette di pompetta, non potete capire).
Beh insomma, forse ho fatto le cose male: prima di concludere la fisioterapia già volevo correre e ogni tanto facevo sette o otto chilometri credendo di poter dare continuità alla corsa, e stiamo parlando di settembre. Ho iniziato a prendere appuntamenti da una fisioterapista il cui figlio giocava nelle giovanili della Juve e poi però l’hanno mandato al Novara perché fisicamente non era all’altezza dei suoi compagni di squadra; beh insomma, ho dato alla mamma del Giovinco del futuro quel tot di soldi che bastano per qualche settimana di tecar terapia, la quale piano piano mi ha fatto sgonfiare completamente la caviglia. Sempre a settembre, presomalismo is in the air: passo l’esame di Lingua Inglese II ma non Letteratura Italiana, giustamente devo andare a correre per smaltire, ma mi fa male la caviglia. Intanto vado allo stadio comunale, faccio le visite mediche nello stesso posto in cui pochi mesi prima le ha fatte Nicklas Bendtner, mi dicono che sono a posto, devo solo risolvere il problema alla caviglia: GRAZIE MILLE. Dico al presidente che rinnoverò l’iscrizione per quest’anno, questione di tempo, sicuro che in primavera tornerò alle gare e anzi mettimi da parte una maglietta della Podistica None di quelle leggere con le maniche lunghe che le domeniche mattina di marzo fa sempre fresco e l’anno scorso non me l’hai data. Poi arrivano novembre, dicembre e le nevicate, le ginocchia stanno bene ma non benissimo, passo Pedagogia Generale ma non Letteratura Italiana; ogni tanto provo ad abbozzare una corsetta, una alla settimana, una ogni due settimane, corro sempre meno fino a che mi dico: oh, ormai è andata, a gennaio riprendo seriamente con la corsa.
A gennaio passo Letteratura Spagnola II e non passo Letteratura Italiana, continua a nevicare e la caviglia fa male. Vado da un tizio, uno quotato dell’ospedale di Torino; questo mi dice che l’operazione è l’ultima spiaggia, che si potrebbe fare questa cosa di prendere del tessuto da non ricordo bene dove e sostituirlo ai legamenti che mi sono giocato negli anni della pallacanestro, ma è pur sempre un’operazione, quindi vediamo come va l’estate e poi ne riparliamo. Inizia un periodo in cui faccio mezzora di tavoletta al giorno guardando “Buffa Racconta” su YouTube, dopo un mese inizio a corricchiare piano (troppo piano), e partecipo ad una non competitiva in cui le ragazze sono vestite di rosa, i ragazzi d’azzurro, e il ricavato va in beneficenza.

Due giorni più tardi passo Letteratura Italiana e inizio con lo squat, dopo un mese è giugno e io ricomincio a fare una corsa alla settimana. Poi due. Poi devo consegnare la tesi ma quattro giorni prima della consegna c’è il concerto dei Pearl Jam e due giorni prima quello degli Stones: mentre sono alla Feltrinelli compro “Corro perché mia mamma mi picchia” di Giovanni Storti e Franz Rossi, ché mi serve qualcosa che mi faccia tornare la voglia di correre come una volta. Durante il viaggio non ne leggerò nemmeno una pagina perché sono indietro con il lavoro e sono costretto a scrivere le ultime pagine di tesi sul treno per Milano, sul volo per Roma, e ancora sul treno del ritorno per Torino. Consegno il malloppo e inizio a correre due volte a settimana: tempi sui 5’20’’ al km e libro che si lascia leggere, meglio le parti di Rossi rispetto a quelle (seppur più simpatiche) del Giovanni di Aldo, Giovanni e Giacomo. Mi laureo un paio di settimane più tardi dopo aver fatto gli otto chilometri stando per lunghi tratti sui cinque minuti al chilometro.

Inizio a correre regolarmente tre volte a settimana, fa un caldo pazzesco ma è estate, e quindi ci sta: a parte la settimana in Grecia, per la quale mi sono portato l’occorrente per il running ma durante la quale non ho trovato un minuto libero, corro sempre. Vado in Liguria, e per la prima volta da quando corro non faccio neanche una volta il solito allenamento San Bartolomeo – Diano Marina – Imperia andata e ritorno (14 km in tutto), preferisco alternare corsette di routine sul lungomare a percorsi in cui "fare" le gambe, vedi San Bartolomeo – Chiappa (giuro che esiste davvero un posto con quel nome), undici chilometri di cui i cinque e mezzo dell’andata tutti in salita. Dalla punta di Chiappa in poi è tutta in discesa, letteralmente parlando: faccio di nuovo i dieci chilometri senza problemi, le gambe ci sono, il fiato quasi, caviglie e ginocchia ogni tanto danno fastidio ma li si gestisce. Ho comprato un paio nuovo di Brooks e il 12 ottobre c’è la mezza maratona di Venaria, la terza edizione della “Corsa da Re”. Non faccio una mezza da un sacco di tempo, aiuto.

Segni di vita

Qualcosa si muove sul log delle attività di Runkeeper e questa, di per se, è già una gran cosa. La fascite plantare sembra essere passata (sgrat toccaferro toccatutto), ma i dolori sotto il tallone e non di meno la tensione del Tendine d'Achille non mi fanno stare sereno: tutto è iniziato da lì e da lì tutto potrebbe ripartire. La spina calcaneare c'è e continuerà a esserci, probabilmente. Da vedere quanto inciderà sulla frequenza quando deciderò di aumentare le uscite e quando mi sentirò in grado di fare decentemente qualcosa di più del fontanella-fontanella da 10 Km.
Fino al 5 ottobre, comunque, penso di rimanere su questa distanza. Il primo obiettivo è la Deejay Ten, la cui prova generale dovrebbe essere la Midnight Run di qualche giorno prima. Prospettive di tempo nessuna, mi accontento di buone sensazioni. Per quelle splendide c'è ancora molto da lavorare. Molto. 
Ma non c'è mica fretta.

Caminada en sö la roca

“Ma tu non sei di Milano” è la domanda che spesso mi fa chi mi sente parlare notando un accento diverso, le “e” strette in “spaghetti”, “questo”, “Francesca”… “No sono della provincia di Mantova, di Solferino” rispondo fiero, e ancor più fiero divento quando la risposta è (piuttosto spesso direi…): “Ah, quello della battaglia”. Ecco, io sono di Solferino della battaglia e nonostante a Solferino non ci viva da secoli, il senso di appartenenza è profondo.
A questo punto, memore anche dell’invito fattomi a giugno alla Passeggiata dei colli morenici dal Gianni e dal Valerio del fantomatico, ma ormai famosissimo, Gruppo Podistico Solferinese, domenica 10 agosto eccomi qua, ore 8 in punto al ritrovo di piazza Marconi (quella che noi solferinesi chiamiamo “la funtana”) per la terza edizione della “Caminada en sö la roca”: 10 chilometri di saliscendi impegnativi attorno alla Rocca, la torre da cui Napoleone III seguiva l’andamento della famosa battaglia di quel 24 giugno 1859 e dove, 146 anni dopo, unico tra tutti i solferinesi (e non) ho avuto la fortuna di celebrare il mio matrimonio, rigorosamente civile.

Ci arrivo dopo le ferie, con una scarsa preparazione, con le gambe molli e con una smisurata ansia da prestazione… “Cosa racconto ai miei compaesani che mi vedranno arrivare abbondantemente nelle retrovie?”… sono titubante fino alla sera prima, nonostante gli incitamenti di Andrea… Ho anche escogitato un piano… Conto di arrivare alla partenza con una gamba fasciata, simulando un precedente infortunio che sicuramente penalizzerà la mia prestazione… Poi desisto dai miei intenti truffaldini e mi presento così, vada come vada, un passo dopo l’altro fino a che ce la faccio.
Arrivo e saluto tutte le facce amiche, come Calboni quando con Fantozzi e la signorina Silvani arriva a Cortina millantando amicizie altolocate… io saluto, ma noto in tutti una frazione di secondo di smarrimento… dev’essere la barba… come del resto mi fa notare il Mario, il mio bidello alle elementari: “Ma set deèntat musulmano a Milà?” (ti sei convertito all’islamismo dopo il tuo trasferimento a Milano?).

Ma io saluto, saluto, sorrido e chiacchiero con tutti, faccio foto con vecchi amici… whatsappo…per stemperare la tensione… Solo che… la stempero troppo, mi dilungo in chiacchiere e non mi accorgo che sono già tutti alla partenza… Sento lo sparo, mi affretto e parto già con l’handicap di partire dalle retrovie. Dopo queste mie prime tapasciate ho capito che, se vai piano e parti dietro arriverai sempre tra gli ultimi, non riuscirai a raggiungere nessuno e sembrerai più schiappa di quello che sei… partire davanti ti consente di farti superare dai migliori, ma di non farti raggiungere da chi va come te e quindi di arrivare con più persone alle tue spalle, salvando le apparenze…
Ma tant’è… è troppo tardi, parto ultimo e runkeeper non si avvia… mi attardo ulteriormente… poi, dopo un buon 400 metri sento la voce amica della Gabriella!!! Ora si parte davvero!
Il primo chilometro esce in leggerissima pendenza fuori dal paese,  si entra subito sullo sterrato, al fresco, costeggiando le torbiere con la rocca che si staglia alta alla nostra sinistra… Lo so, sono di parte, ma la caratteristica di tutto il percorso, oltre alla fatica massacrante, saranno gli scorci incantevoli, le vedute mozzafiato, gli splendidi paesaggi collinari (e con questo mi sono guadagnato la tessera onoraria della pro loco!). Fino al terzo si va in scioltezza, percorso misto ma affrontabile senza problemi… Non ho ancora trovato un punto di riferimento, ma qualcuno ci sarà…

Dal terzo in poi si inizia a fare sul serio, all’altezza di Staffolo il bivio: “Percorso corto (di cui non conoscevo l’esistenza) a sinistra e percorso lungo tirando dritto”… Ci penso… è un attimo solo di indecisione, una frazione di secondo e poi… tiro dritto verso via Spade. “vai Massi, un passo dopo l’altro”.
Si inizia a salire, dal quarto al quinto è una lunga, lenta, ripida, inesorabile salita… Mi aggrappo all’esperienza del runner del gruppo podistico di Malonno che ho proprio davanti a me. Ha almeno 60 anni, ma ha due gambe che… se dovessi scegliere tra le sue e quelle di Charlize Theron, beh Charlize Theron tutta la vita, perché il runner è pur sempre un uomo, ma… mi fido di lui, Malonno è in montagna, saprà come affrontare le salite… e infatti il camuno va su che è un piacere, lento e costante e io dietro, a ruota cercando il ritmo… i 6’ e 47’’ del parziale stanno a dimostrare la fatica, la lunghezza e la pendenza di quel maledetto chilometro, poi lunghissima discesa verso l’ignoto, tutto sterrato, bella, ma impegnativa. Il malonnese scappa, io mi trattengo, a metà della discesa c’è anche il ristoro (in realtà presente ogni 2 km a conferma dell’ottima organizzazione del sempre più mitico Gruppo Podistico Solferinese), un Galletto del Mulino Bianco, l’ennesimo bicchiere d’acqua buttato in faccia e si riparte, arriviamo alle Volpi (l’agriturismo dove ho festeggiato il matrimonio con amici e parenti… quanti punti di riferimento in questa corsa casalinga, quanti ricordi, quante  emozioni), riprendo il montanaro a cui nel frattempo si è affiancato un altro “ragazzo” dell’atletica Lonato con la divisa sociale, bellissima: bianca, rossa e blu, sembra la bandiera cubana, la voglio! A 6 chilometri e mezzo parte l’incubo! Ampiamente previsto tra l’altro… la Rossella, storica esponente di punta del Milan Club Solferino, me l’aveva detto: “Dopo le Volpi inizia una salita tra i vigneti, c’è un panorama bellissimo, ma è un po’ in pendenza”… Un po’ in pendenza dice lei… è un muro, un vero e proprio muro, non ho altre definizioni, una parete da rocciatori, un grattacielo, una qualunque cosa che abbia un’unica disposizione… verticale… E il panorama? E chi l’ha visto il panorama? Io seguo il montanaro e il cubano, ma per come sono messo potrebbero essere Gelindo Bordin e Orlando Pizzolato… mi scappano via, io provo a rallentare, ma non ce n’è, devo arrendermi e subire l’onta della camminata veloce, davvero, di più non ce la faccio… un chilometro, questo, che pesa come 10, ma lo porto a termine in 7, dignitosissimi (almeno per me) minuti, poi si scende un minimo, giusto il tempo di passare davanti a casa dei miei (“Che faccio? Mi fermo? No Massi, avanti, un passo dopo l’altro”) e via, si risale, questo pezzo lo conosco alla perfezione, parte da casa mia e arriva in rocca… quante volte l’avrò fatto prima a piedi, poi in bici, poi in macchina??? 1000? 10000?100000??? E lo so… lo so che anche questa salita va su, va su, va su e non molla mai… la faccio, senza cedere nemmeno una volta alla tentazione di camminare e arrivo su, giro intorno alla rocca e col nono chilometro lo so che è finita, ce l’ho fatta, si scende e si scenderà fino all’arrivo, con una discesa
lunghissima, ripidissima, a tratti anche pericolosa, ma… che le gambe si sollecitino pure, l’importante è che il fiato riprenda il suo ritmo regolare… E allora eccomi: rocca, parco giochi, discesa, la casa del maestro Picchi (vecchi ricordi delle elementari…) piazza Torelli, via 20 settembre e arrivo, soddisfatto comunque sotto l’ora!
Stremato corro al ristoro: Gatorade e sbrisolona per il runner mantovano, moderno ma con un occhio alle tradizioni!
Ritiro la bottiglia ricordo, saluto chi mi capita e torno verso casa, a piedi, una passeggiata defaticante!
P.S. si si c’era anche il Cipolla, lui la corsa l’ha finita in 48’, dice che non era in forma…



Il Palio dell'Ortica

Centro Saini, Parco Forlanini (MI).
Arrivo ore 19.40. Compagnia delle migliori.
Ho da poche settimane conosciuto Massi che, come me, s'accompagna al Lofa. Mi sento a casa.
Arriviamo al banchetto dell'iscrizione e ci presentiamo come i Podisti Anonimi.
Ma come? Cazzo non ci conosci? Ah no... siamo Anonimi come fai a sapere chi siamo! :)
Due chiacchiere e poi riscaldamento.
Iniziamo bene, neanche un chilometro e ho già il fiatone.
Ma ci sta all'inizio.

Selfie pre-gara di rito.
Si vede che sono pronto (sì, sì...), ho già sete e sono disidratato, ho fame perché sono le 20.30 quasi e io a quest'ora mangio.
Andiamo sulla linea di partenza che ho un pezzo di focaccia ancora in bocca... chissà se mi servirà.
Partiamo! Fa troppo caldo!
Come al solito nei primi 800 metri ho ancora abbastanza ossigeno per dire la stronzata del momento: "Abbiamo già fatto 2 km?".
L'altra volta è stata: "Siamo quasi arrivati?".
Come al solito i veri professionisti della corsa mi guardano con compassione, mentre gli altri sfigati come me, la maggior parte, ridono... per non piangere.
Adesso che ci penso il Lofa non ha riso...
Km 1: La mia prima preoccupazione è assicurarsi di non arrivare ultimo.
Davanti a noi c'è un gruppo di Teletubbies gialli con maglietta con soprannome.
Quando scorgo il burroso "El Mozzarella" mi rendo subito conto che non arriverò ultimo. Bella lì!
Prima della fine del primo chilometro non ho ancora il fiatone ma le ginocchia ricominciano a farmi male come nelle ultime due settimane.
Km 2: Le ginocchia si riscaldano, il dolore passa ma inizia il respiro affannoso e sento ogni molecola di elio, azoto, ossigeno ed anidride carbonica grattarmi la trachea.
La media rimane 5:30 come al km 1.
Inizio a fare elucubrazioni matematiche per non pensare alla fatica. Sono al 33,3% periodico del percorso.
Km 3: Inizio ad odiare quei cartelli che segnano la fine del chilometro ma poi quando li vedo mi ci innamoro ancora perdutamente per poi odiarli a morte un millisecondo dopo.
5:30 ancora, non durerò molto.
Km 4: Inizia! Non capisco più niente, a posteriori il Lofa mi dice che mi vedeva male già al secondo chilometro... come biasimarlo.
Siamo già agli incitamenti e ho appena passato la metà del percorso.
"Dai che hai finito il quarto, vedi il cartello 4km?" Sì lo vedo manca ancora un 40% di chilometro.
Poi ci sono le salite, le discese che fanno male quanto le salite.
Le odio voglio tutto piatto, anche le tette di mia moglie.
Sono ancora in media con un miracoloso 5:30 da record.
Non l'avrei mai sperato con questo caldo ma manca ancora il 33,3% periodico di gara. Tutto può essere.
Km 5: Questo cartello di merda non arrivava più, scusate la scurrilità ma è esattamente quello che pensavo.
Poi inizio ad avere altri trip matematici, questa volta sotto forma di allucinazioni, e mi domando se il cartello "5 km" indichi l'inizio o la fine del quinto chilometro.
Quando realizzo che il cartello indica a favore mio si liberano un sacco di endorfine e sono felice. Ho fatto un km in un tempo infinitesimale. Dura un paio di secondi e poi torno alla realtà.
Cedo 10 secondi alla mia invidiabile media dei primi 4 km.
Km 6 (ultimo): Davanti vedo una buzzicona che è arrivata lì prima di me. Ho un moto di orgoglio e la supero. Da quel momento vedrà solo la mia schiena.
Massi e Lofa iniziano e finiscono l'ultimo chilometro "Rock & Roll" in 4:18, io ci metterò un minuto e 20 in più.
Arrivo  barcollando alla fine della gara. Mi manca il giro della pista, quanto saranno 300? 400m?
Vi assicuro che un chilomentro può essere più di 1000m.
Provo a superare l'ennesima buzzicona, meno dell'altra, quasi ci riesco ma a me ormai non mi fotte più niente di vincere, voglio fermarmi.
Manca pochissimo, alzo la testa perchè ci sono i fotografi, solo per questo.
Ho corso metà del tempo piegato in avanti sperando che il peso della panza mi aiutasse a rotolare verso il traguardo ma mi hanno spiegato che non è così.
E' finita! 33:30 ho le prove guardate sotto.

RECORD!!! Quei 13 secondi di troppo sono dovuti alla mia mano tremante che non riusciva ad aprire il marsupio per fermare il cronometro.
Non volevo più muovermi, nè sdraiarmi per paura di rimanerci secco. Volevo solo sedermi ancor prima di bere.
Poi la gara è finita con poca acqua, un ghiacciolo e un piatto di pasta buonissimo.
Devo correre a casa, c'è Brasile-Croazia.
Alla prossima guagliò, ho un futuro roseo.

25a Passeggiata dei Colli Morenici

“Dammi retta, Massi: vacci. Ne sarai contento” mi scrive Andrea qualche giorno fa dopo che gli ho manifestato i miei dubbi: “Ma… non so… 10 chilometri? In collina? Da solo?” Si perché la tapasciata ha in sé un’affascinante contraddizione: nonostante la corsa sia uno sport individuale, la tapasciata è bella perché si fa in gruppo. Ma fare gruppo vuole anche dire fare come ha fatto Andrea che sapendo della mia trasferta mantovana per il ponte, mi ha mandato l’elenco completo di tutte le corse in zona in questi tre giorni di ritorno a casa.
E allora domenica 1 Giugno ore 8:00 eccomi qua, al parco Desenzani di Castiglione delle Stiviere per la 25° passeggiata Aloisiana!
Castiglione… ci ho fatto il liceo a Castiglione… e, come al liceo prima di ogni interrogazione, anche qui mi affido laicamente a san Luigi Gonzaga e già che ci siamo… che la mia tendinite e l’infiammazione all’alluce destro siano protette anche da Cinzia, Olimpia e Gridonia, le sorelle del Santo, quelle che interpellavo solo prima dei test più importanti! E qui mi sa che l’occasione lo richiede... Si ricorderanno di me dopo tutti questi anni?
Ormai ci sono, si va! Entro in modalità: “ritorno alle origini” e rispolvero il mio miglior dialetto solferinese che qui mi serve per comunicare coi gruppi podistici bresciani, con i runner gardesani e con gli amatori dell’alto mantovano.
Che strana sensazione la tapasciata sulle mie colline! Gioco in casa, ma sono paradossalmente in trasferta perché tutte le mie corse, tutti i miei allenamenti hanno visto Milano come scenario principale. E poi sono da solo… ce la farò? Ce la farò senza Andrea che mi sprona ad andare oltre i miei limiti? Ce la farò senza Barbara che detta il ritmo e mi aiuta ad essere costante?
8:30 mi iscrivo! Do i miei 2 euro e 50 e inizio lo stretching, al sole, in mezzo al verde del parco… e intanto comincia il conto alla rovescia: “Partenza ore 9” dice lo speaker “prima i bambini, poi il nord walk (lui lo chiama così…) e per finire i gruppi e i singoli per la 10 chilometri. Il percorso si snoda per le vie del centro storico di Castiglione (“Lo conosco come le mie tasche!”), per poi spostarsi sulle colline (le MIE colline), su asfalto e sterrato (“azz… le mie Kalenji reggeranno?”) con una parte leggermente ondulata (“ahia.. le mie gambe reggeranno?”).
Io ascolto, faccio considerazioni tra me e me, mi allungo, whatsappo foto dalla partenza e arrivano le 9:20 tra un “Bel fès” E un “Brào fès” rivolto ai primi bambini già arrivati al traguardo. “Fès” è l’essenza del nostro dialetto: da noi tutto è fès (“molto”): bello fès, bravo fès, fino al TVBF (Ti Voglio Bene Fès) che tutti noi avevamo scritto su zaini e diari…
9:20 si parte! Tutti in gruppo e lo starter dà il via con uno sparo (vero? Può essere… qui sono tutti cacciatori..) e solo adesso riconosco tra i partenti “il Cipolla”, mio compagno di elementari e di medie… provo a salutarlo, ma vedo solo la sua schiena per due minuti poi scompare, veloce come il vento… poco male, lo vedrò all’arrivo, mi auguro.
Primi passi in gruppo, mi pare di intuire dei ritmi altissimi, non mi accodo, lascio sfilare… qualcuno che corre come me lo troverò! Attraversiamo il parco, entriamo nel centro storico e mi sono già trovato un paio di punti di riferimento: una canottiera arancione del “Gruppo podistico Lonato” e una azzurra dei “Podisti della Valtenesi” vanno col mio passo anche se hanno una ventina d’anni più di me… ma va bene… io devo solo arrivare e scrivere il post per il blog dei Podisti Anonimi… sono 2.0 io…

Tra il terzo e il quarto chilometro inizia la parte “leggermente ondulata” e… passiamo nell’ordine: lo Zoncolan, il Mortirolo e il Gavia, le cime storiche del giro d’Italia che poco hanno a che fare col podismo amatoriale mi dico io… E del resto io le dovrei conoscere le “mie” colline. Me le facevo in mountain bike, mica coi pattini… E vabbè, saliamo! C’è sempre una discesa alla fine di ogni salita! E in salita io vado piano, ma canotta azzurra e canotta arancione mi stanno ben dietro, in discesa invece cerco di non forzare, di non andare a briglia sciolta mentre azzurro e arancione vanno di gran carriera e mi superano agevolmente. E’ una condotta che pagherà? Lo vedremo alla fine!

Nel frattempo, dal chilometro 2 ho dietro di me uno che… non so, non mi sono girato a guardarlo, non saprei descriverlo, ma ansima… ansima rumorosamente e ininterrottamente ad ogni passo… la sua è sicuramente una tecnica, ma l’effetto memoria stavolta è legato a certi filmetti che guardavamo durante l’adolescenza… altro che colline moreniche, altro che vita di campagna!

Prima o poi mi giro, voglio vederlo in faccia il "maniaco", ma non ora. Ora siamo alla Ghisiola, il manicomio criminale, siamo al chilometro 6, la gamba tutto sommato tiene, il fiato pure. Cosa faccio? Accelero? “Aspetta Massi, aspetta gli ultimi due!” e continuo così, la Gabriella mi dà un 5 e 40 al chilometro, non malissimo visti i passi alpini appena valicati!

Chilometro 7, si rientra in paese, la strada si appiana… allungo… mi lascio canotta azzurra alle spalle, arancione è scappato qualche minuto fa, ma ce l’ho nel mirino, lo riprendo! Il maniaco, invece, mi sta sempre dietro, lo sento…

Basta! Decido che è ora! Parto deciso e dopo una trentina di secondi l’ansimatore folle è sparito, sento i gemiti sempre più in lontananza, canotta arancione è lì, lo vedo e accelero ancora, me lo lascio alle spalle al chilometro 9 e faccio l’ultimo in scioltezza. All’arrivo Andrea sarebbe fiero di me! Bello! Belle sensazioni di testa, di gambe e di fiato!

Mi fiondo al ristoro, recupero il meritato sacchetto con i prodotti locali, whatsappo foto dell’arrivo, ma poco prima di andarmene, felice e soddisfatto, incontro “il Gianni e il Valerio” del - fino ad ora a me sconosciuto - “Gruppo podistico di Solferino (il mio paese natìo!)”: “Che fèt chè (“Cosa ci fai qui?”)? Set un curidùr (“Sei un runner?”)?”. “Beh ci provo, sto iniziando…” “Brào fès (non serve traduzione)!” “eh ma io sono un “curidùr” di pianura, ste colline mi hanno spezzato!”. “Ma queste non sono niente! Ti aspettiamo il 10 agosto a Solferino, lì si che si fa fatica, ci sei vero?” “Posso mancare a casa mia?”.
Ci sarò! Ma ho bisogno di una preparazione adeguata. Andrea ho bisogno di te! Ne ho bisogno… fès!!!


P.S. tornando a casa dei miei genitori passo davanti a casa del Cipolla…era già là… fresco, riposato e già docciato…



Wēijī

Il termine wēijī è di frequente invocato nei discorsi motivazionali insieme all'affermazione non vera che i caratteri di cui è composta rappresentino sia il concetto di "crisi" che quello di "opportunità". In realtà l'affermazione è mutuata dalla errata convinzione diffusa negli Stati Uniti che i due caratteri significhino uno "pericolo" e l'altro "opportunità". Molti linguisti considerano questa idea una colorita pseudoetimologia, poiché jī da solo non significa necessariamente "opportunità". [fonte]

Wēijī è crisi e opportunità.
Wēijī è fascite plantare e nuoto.
Wēijī è Guido, sempre lui, che all'uscita della piscina mi indica un manifesto e mi dice che quella la facciamo pure noi, l'anno prossimo.
Wēijī è una nuova cazzata con la quale distrarmi ogni volta che ho bisogno di farlo. Nella speranza che, distogliendo l'attenzione dal piede, il piede decida che no, oh, tu devi correre, mica nuotare. E tutto ritorna a essere la splendida routine che tanto mi manca.
Con un (sotto)fondo di nuoto in più, però. 

27ma Incontriamoci... all'arrivo

E poi arrivano momenti in cui tutto quello che puoi fare è accompagnare gli amici fino alla linea di partenza, fare una foto insieme e salutarli allo sparo. Ci vediamo al traguardo, divertitevi. Cammini nelle retrovie per poco meno di 4 chilometri in cui sì, è bello vedere le tartarughe nel laghetto e avere pure il tempo di fotografarle, ma non è propriamente questo il tipo di leggerezza che vorresti avere quando la domenica mattina ti svegli alle 6:30 per andare a una corsa. 

Sorridi quando ti si affianca un uomo in tuta con le chiavi in tasca e si mette a fare a gara con te. Sorridi, e a gara ci fai pure, ovviamente. Arrivi al traguardo prima degli amici, già che tu hai fatto il percorso corto, quello da 4 Km scarsi, e aspetti che arrivino per fargli le foto maledicendo la pessima di idea di metterti la maglietta che fa di te un maratoneta, ché è gialla e gli insetti fanno festa.

E prima di salire in macchina non c'è bisogno di cambiarti, non hai sudato. E a casa ti piazzi subito davanti al computer a scaricare le foto e scrivere un post con il piede sotto ghiaccio, la doccia non serve.



Va così. Chissà ancora per quanto. 
Troppo, anche se fosse (e lo sarà) solo un giorno di più.


(ma quanto è stato bello) Midnight Run 2014 (?!)

[modalità runlovers ON]

(ma quanto è stato bello) Correre una tapasciata dopo oltre 6 mesi dall'ultima. (?!)

(ma quanto è stato bello) Correre con la Koka che ha fatto la Mezza.  (?!)

(ma quanto è stato bello) Correre con la Ba e i suoi 5' e pochi di media.  (?!)

(ma quanto è stato bello) Correre con la Zia Titta che domani la pago domani la pago domani la pago... (tutta colpa della Ba e dei suoi 5' e pochi di media) (?!)

(ma quanto è stato bello) Correre con Bellaciccio ben al di sotto dei 5'. (?!)

(ma quanto è stato bello) Correre col Cinghio e le sue calze di filo di Scozia a costine. (?!)

(ma quanto è stato bello) Correre insieme a 2400 entusiasti di tutte le età e con la faccia a tinte fluo. (?!)

(ma quanto è stato bello) Correre senza badare alle cose che potevano essere fatte meglio. (?!)

(ma quanto è stato bello) Correre al Parco Sempione in piena notte. (?!) (che se c'era la luce dei lampioni era meglio, bè, dai, certo, ma non è che il buio pesto abbia poi fatto grande differenza.)

Ma quanto è stato bello correre la Midnight Run 2014?!

[modalità runlovers OFF]

Silvia, Barbara, Monica, Marcello, Massimo: non importa se domenica a Bolgiano o il sabato dopo all'Aviazione o chissà quando, comunque spero presto, e in occasione di una run qualcosa o di una più genuina marcia di periferia. Rifacciamolo. 

Fortuna che c'è Barbara (contiene fascite plantare)

[Pagina di diario che tornerà utile, a me, quando un giorno la fascite plantare sarà solo un brutto ricordo. E a te nel caso tu abbia bisogno di qualche suggerimento a riguardo. Ma se il problema non ti sfiora, cosa che ti auguro, scendi serenamente giù fino al prossimo post.]

La fascite plantare deve guarire. E bene.
Fortuna che c'è Barbara.
Barbara dice che mi ci vorrà un mese di riposo assoluto. Io dico che sto già uscendo pazzo dopo 10 giorni, che manco per prendere l'autobus mi arrischio di correre.

Oltre che posizionarmi il tape e mostrarmi come sostituirlo, Barbara m'ha prestato il cuscino propriocettivo, una palla sensoriale e suggerito una serie di esercizi da fare con l'ausilio dei due strumenti. Io, a parte disperarmi fino a che il dolore non sarà del tutto scomparso, io seguo ligio i suoi consigli, compreso quello di tenere una sorta di diario della settimana di lavoro. Che verrà aggiornato di giorno in giorno (e che, nei fatti, si è protratto oltre la settimana prevista).



Giorno 1
A) Equilibrio su un solo piede - pavimento: molto più stabile sul piede sinistro, necessità di correggere meno che col destro.
B) Equilibrio su un solo piede - cuscino: come prima, con ancora più instabilità sul destro e aumentata necessità di correggere.
C) Flessione sull'avampiede - pavimento e cuscino: pesantissimo. Il polpaccio fa quasi male.
D) Dita piegate contro superficie verticale: quasi facile col sinistro, praticamente impossibile col destro.
E) Esercizi con la palla: fatti col destro è come se prendessi una penna e provassi a scrivere con la mano sinistra (io che son destro). Col piede sinistro, maggiore facilità di controllo.
F) Presa della penna: unico esercizio in cui ho più dimestichezza col destro che col sinistro.

Giorno 2
- Mi sveglio con grande sensazione di benessere.
- Cambio il tape, che nella regione del tallone s'è scollato (nel posizionare il nuovo gli ho dato un piccolo rinforzo col tape generico).

A) e B) Nessuna differenza rispetto al giorno 1.
C) Devo interrompere dopo circa 30 secondi quando carico sul piede destro: il polpaccio si indurisce al limite del crampo. Sia con che senza cuscino.
D) Il destro sembra più sciolto. L'esercizio riesce molto meglio che il giorno precedente.
E) Mi sembra di avere il sinistro di Diego Maradona e il destro di Sergio Brio.
F) Non grandi problemi col destro, mentre mi ci vuole almeno il triplo del tempo per raccogliere la penna col sinistro.

Giorno 3
- Il dolore si muove, segno che qualcosa sta cambiando. Ho male alla schiena, ma dev'essere stato un colpo d'aria.

A) e B) Stabilità nettamente migliorata, specie senza cuscino
C) Stringo i denti e, riducendo la frequenza delle flessioni, riesco a portare a termine i 4 minuti con e senza cuscino.
D) Il piede destro mi sembra ogni giorno più flessibile. Non ancora al pari del sinistro, ma l'esercizio mi riesce molto meglio che le prime volte.
E) Controllo la palla abbastanza bene anche col destro.
F) Bene con entrambi i piedi.
G) (aggiunto via e-mail) Polpaccio che, seduto per terra e sollevato sulle braccia, rotola sulla pallina: sensazione di massaggio mista al fastidio della pressione della pallina su una zona estremamente affaticata.

Giorno 4
- Il tape e la doccia non vanno d'accordo. Lo cambio.
- Fino a che non indosso le scarpe, il dolore non si presenta.
- Ho come la sensazione, toccandolo, che all'interno dell'arco plantare ci sia un lieve rigonfiamento. Qualcosa di duro.

E) Approfitto della partita dell'Olimpia per svolgere nervosamente gli esercizi con la palla, che maltratto per circa un quarto e mezzo. 
A) Provo con gli occhi chiusi sia col destro che col sinistro, ma non è ancora cosa. Per il resto, con la giusta attenzione, la stabilità va progressivamente migliorando. Idem per B).
C) Davvero duro. Riduco la frequenza delle flessioni e porto a termine l'esercizio.
D) Il destro si comporta sempre meglio.
F) Me ne dimentico, passando direttamente a G).

Giorno 5
- Risveglio senza alcun dolore, poi le scarpe. Inizio a temere che anche il solo camminare possa essere un ostacolo alla guarigione.
- All'improvviso, nel corso del pomeriggio, mi viene un forte dolore al tendine d'Achille sinistro. Non mi faccio mancare niente.
E) Nell'attesa che la moglie si faccia bella per uscire a festeggiare il ventunesimo anniversario di nozze, per circa un quarto d'ora giochicchio con la pallina: la padronanza dello strumento è sempre migliore.
D) Così come sento sempre più elastico il piede destro nell'effettuare l'esercizio che mi vede piegare le dita contro una superficie verticale e flettere il ginocchio. 
- Il resto, per via di una serie di concause legate all'anniversario ma anche no, la restante parte degli esercizi non riesco a effettuarla. Recupero, però. Promesso.

Giorno 6
Il dolore persiste, risparmio la gamba sinistra. Per il resto, sensazioni simili a quelle dei giorni precedenti: sempre maggiore dimestichezza sia con gli strumenti che con gli esercizi. E la pallina, oggi, l'ho martoriata un po' di meno, già che gara 2 l'ha vinta l'Olimpia.

Giorno 7
Tutto molto bene, specie con la gamba destra. A parte per D), non noto grandi differenze tra le esecuzioni.
Tutto molto bene, comunque, solo dal punto di vista fisico, già che giusto il tempo di sedermi e scrivere una riga di aggiornamento del post che sento le unghie di quella bastarda della gatta affondare nel cuscino propriocettivo. E cosa fai, alla Barbara il cuscino lo rendi bucato? No. Apri il browser, cerca lo stesso identico prodotto e 44 Euro senza spese di consegna. 

Giorno 8
Riposo 

Giorno 9
E' il giorno della massoterapia. Del dolore che madonna che male, del fammi tutto quello che vuoi, Barbara, io voglio tornare a correre. Dei riscontri confortanti, dell'Olimpia guardata soccombere dal lettino invece che con la pallina sotto i piedi, dell'impacco con pomata e pellicola trasparente, del questa è la settimana chiave.

Giorno 10
Mattino
Risveglio ore 5 alle prese con l'impacco da smontare e il tape da tagliare e posizionare. 
Il dolore, normalmente localizzato dalle parti del tallone, viene sovrastato da un altro molto più forte, più in alto. Mi illudo per un'oretta che la terapia di ieri sera abbia già portato dei risultati tangibili ma, in verità, il nuovo dolore scema lentamente e il vecchio riprende il proprio posto.
Sera
Dopo 16 giorni di totale inattività torno a muovermi: vado in piscina con Guido. Rimetto in moto il mio corpo e provo immediato beneficio nel sentirmi finalmente stanco. Nuoto perché è l'unica cosa possibile al momento, ma non escludo di farlo con continuità. Tutto dipende dalla fascite e dal tempo che mi obbligherà a star lontano dalla strada. Di sicuro, se piscina continuerà a essere, sarà necessario dare un minimo d'impostazione a quei movimenti scoordinati che mi permettono di galleggiare e poco di più (però una vasca intera in simil stile libero senza mai fermarmi sono riuscito a farla, dai).
Notte
Faccio l'impacco con pomata, pellicola e fascia elastica, ma stringo troppo sia il nastro che la fascia, col risultato di svegliarmi alle 2 per il dolore. Tolgo la fascia e strappo via un pezzo di nastro.

Giorno 11
Le sensazioni al risveglio sono sempre migliori. Il dolore non è ancora scomparso del tutto, ma sento di muovermi meglio, con meno rigidità.
Contravvenendo alle indicazioni di Barbara e dopo la migliore giornata dell'ultimo mese e mezzo per quanto alla (poca) costanza del dolore, faccio un piccolo investimento conservativo e scelgo di non fare gli esercizi. L'impacco no, però, l'impacco lo faccio.

Giorno 12
Mattino
Per la prima volta faccio una corsa molto leggera, giusto una cinquantina di metri per non perdere l'autobus: sento qualche piccola fitta, ma niente in confronto a ciò che è stato per lungo tempo. La luce che vedo lì infondo potrebbe essere un miraggio. Ma anche no.
Sera
Nell'arco della giornata capisco che quella luce era un miraggio e che l'"investimento conservativo" non ha pagato, anzi: ci do dentro con gli esercizi. E decido che il weekend lungo del 25 aprile lo passerò con le five fingers ai piedi. Ché se è vero che l'unico momento in cui non sento dolore è quando ho su le ciabatte, cioè nulla, allora provo col nulla marchiato Vibram.

Giorno 13
Mattina in piscina con Guido Monica e Barbara. Inizio ad appassionarmi.
Le Five fingers, dopo diverse ore di utilizzo consecutivo, mi appesantiscono notevolmente la muscolatura delle gambe: mi arrampico sul soppalco e tiro giù delle vecchie Supernova Sequence 5 che ho smesso di usare prematuramente per via del consumo del battistrada. E mi accorgo di quanto siano ancora molto cariche, a differenza delle prime due paia di Mizuno. Decido di usare quelle.

Giorno 14
Dolore dolore dolore. 
Faccio gli esercizi e preparo l'impacco concentrando il gel sul tallone.

Giorno 15
Mi sveglio con il dolore concentrato sull'avampiede, novità della quale sono entusiasta. 
Vado in piscina con Monica e Guido e, introducendo uno per volta gli insegnamenti di Barbara, riesco a finire in modo incoraggiante: faccio vasche su vasche con discreta tecnica, a dire di Guido, e con molta meno fatica delle precedenti occasioni. Sono contento.
Le gambe risentono pesantemente della mattinata in piscina: effettuo i soli esercizi con la palla e finisco con l'impacco. Più in generale, non ho mai avuto così poco dolore come nella giornata di oggi.


Giorno 16
L'intensità è inferiore al solito, ma il dolore non è del tutto scomparso come speravo dopo i segnali incoraggianti di ieri: evidentemente, la piscina ha un effetto benefico circoscritto alla giornata (come già fu per il giorno 11).
Nel fare gli esercizi ho la conferma di una sensazione già provata negli scorsi giorni: la stabilità del piede destro è migliore del sinistro. Fatto senz'altro positivo e che conferma l'utilità del lavoro sino a oggi svolto, ma che per converso conferma che l'appoggio sul sinistro, prevalentemente sulle due ultime dita, è un'abitudine che deve venire meno.

Giorno 17
Sveglia con dolore. Ma oggi è giorno di piscina, vediamo come va.
Va che stavolta esco come sono entrato, zoppicando cioè. E con un sacco d'acqua nelle orecchie.

Giorno 18
L'impressione è che l'Arnica sia ne più ne meno che acqua fresca: da che ho finito Voltaren e Siligel, l'impacco non mi da nessun beneficio. Provo con l'argilla verde.


Giorno 19
Risveglio con ottime sensazioni: l'argilla verde funziona eccome.
In serata, Barbara mi applica i feltraggi su entrambi i piedi e cambia i miei programmi per il giorno a venire: corsa per 5 massimo 6 chilometri a ritmo blando, altro che domenica in piscina. Non aspettavo che sentirmi dire questo.

Giorno 20
Torno a correre dopo 4 settimane di stop completo. Inizio molto piano, ma dopo aver sentito 5:50 per il primo chilometro, accelero senza rendermi conto che il ritmo dei successivi 4 è inferiore al 4'30". Provo anche per qualche centinaio di metri con la respirazione 3-2 e capisco che sì, d'ora in poi sarà 3-2. Sempre, almeno in allenamento, fino a che non diventerà un'abitudine alla quale non prestare più attenzione.
Nel corso della giornata, il fastidio al piede aumenta fino a raggiungere la soglia di dolore vero e proprio. Stasera impacco con argilla.